HOMEPAGE APPUNTAMENTI La Mostra del Cinema di Venezia nel pieno del programma

La Mostra del Cinema di Venezia nel pieno del programma

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Nel mezzo della programmazione del Concorso, passato il weekend del tutto esaurito, vediamo che cosa vale la pena segnalare. Fermo restando il favore che raccoglie Lanthimos sono stati programmate almeno altre due opere concorrenti del regista greco: Evil does not exist (il male non esiste) di Ryusuke Hamaguchi, vincitore con Drive my car del Premio Oscar 2023 quale miglior film straniero, e Green Border (Confine verde) della regista polacca Agnieszka Holland. Per pura bontà tralasciamo di parlare di Enea, secondo film di Pietro Castellitto, inserito in Concorso con troppa benevolenza. Il regista, che chiama intorno a sè in quest’opera il padre, Sergio, e il fratello Cesare, a nostro parere avrebbe dovuto seguire il consiglio di Massimo Troisi che diceva di ricominciare da tre. La narrazione di questa Roma Nord tra circoli di tennis e di canottaggio, feste piene di quel generone ben descritto da Ennio Flaiano, attraversata da fiumi di cocaina rimane all’interno di una casta ben definita e da cui non si può evadere, nemmeno facendosi coinvolgere dalla malavita. Il male non esiste ci parla del progetto, poco rispettoso dell’ambiente, di costruire un resort di lusso nel pieno di un’area naturalistica di pregio. Gli abitanti fanno rilevare che il progetto, nato al solo scopo di beneficiare di sostanziosi contributi pubblici,  ha delle lacune molto gravi e finirebbe per mettere a rischio l’equilibrio ambientale e lo stile di vita della zona. Il regista svolge il racconto con lentezza, come lo scorrere dell’acqua, bene prezioso per l’area, con l’obiettivo di dimostrare la superiorità della natura che dà tanto ma altrettanto si prende se non utilizzata correttamente. Holland in Green Border porta sullo schermo il dramma dei profughi, per lo più del Medio Oriente, che nel 2021 risposero all’invito di Lukashenko di recarsi in Bielorussia per poi entrare in Europa. la famiglia protagonista del film raggiunge in aereo Minsk con l’obiettivo di raggiungere i familiari In Svezia. Ma il trasporto li abbandona al confine polacco, nelle mani della polizia di frontiera bielorussa che, dopo averli derubati, li spinge in Polonia. Qui vengono catturati dalla polizia di frontiera polacca che li riporta in Bielorussia, senza alcun rispetto delle convenzioni internazionali, vigenti a protezione dei rifugiati. Durante questi ripetuti sballottamenti tra i due paesi si alza la drammaticità della situazione che comincia a diventare tragica. In un bianco e nero rigoroso, che non stanca nonostante la prolungata durata del film, la Holland fa rivivere quell’afflato di cinema civile di cui non ci si stanca mai dell’assenza, non trascurando nel finale di mostrare l’accoglienza umanitaria in Polonia dei profughi ucraini: 2 milioni di persone che sono scappate dalla guerra accolte a braccia aperte mentre 30.000 persone sono morte nel tentativo di raggiungere l’Europa dal 2014. 

Alfredo Salomone