Dallo “spirito santo” dei rapaci boschivi alla mutevolezza morfologica dell’universo sconfinato dei passeracei.
Dai suggerimenti silenti dei furtivi strigiformi dalle attitudini notturne fino alle vere “chicche” di un areale che palesa un’avifauna ricchissima e fiorente.
Chicche immortalate dalla sapiente tecnica fotografica di un verolano che ha aggiunto un motivo grafico ed emozionale in più alla bellezza incontaminata dei paesaggi ernici: Giancarlo Arci, fotografo e naturalista che ha ridato piena dignità ad un patrimonio zoologico capace di catturare centinaia di persone presso la sua mostra allestita nel Chiostro di Sant’Agostino a Veroli.
Il tutto con un brand concettuale a fare da leit motiv per la cittadina che riconosce i copricapi di pelle di lupo sul capo di antichi e gloriosi avi ma conosce il valore tutto attuale di un’ecologia attiva e pedagogica.
Il nome della mostra ornitologica è tutto un programma di suggestione empirica. Ha come titolo “Voli Ernici” e fa splendida espressione di sé dal 02 maggio 2026. Resterà in Chiostro fino al 15 maggio 2026 e consta di ben 44 scatti di Gianclarlo Arci sull’avifauna locale.
Passeri solitari, cinciarelle, verzellini, barbagianni, gheppi ed assioli meravigliosamente immortalati in una esposizione che è molto più della perizia che l’ha innescata.
Sono suoni, voci, colori che convivono con la pietra e con i rigoli d’acqua. Sono ali che sorvolano campanili e dettano il mutamento dei giorni e delle stagioni su una terra che ospita i padroni dei cieli.
Uno Storno che si posa dove San Benedetto costruì il suo monastero, uno Scricciolo sui massi irregolari che cingono la città ernica.
Un Passero Solitario lì dove la storia si immerge nella fede più profonda e la valle sgrana misteriosa i suoi rosari.
Le ‘ali’ di Veroli negli scatti di Giancarlo Arci. Per volare e per far volare una comunità già abituata ad essere capace di planare sui pregi, inossidabili, di chi la vive.
Monia Lauroni










