HOMEPAGE CRONACA Veroli, Benvenuto ‘Concittadino Matteo’

Veroli, Benvenuto ‘Concittadino Matteo’

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Bertold Brecht diceva “Beato quel paese che non ha bisogno di eroi”. Ecco, Veroli ieri ha asserito unanime che beatissimo è quel paese che ad averne bisogno di eroi poi li trova. E se quegli eroi sono eroi civici e modelli da seguire per incentivare le confuse pulsioni a declinare il bene disinteressato, allora con il Cardinale Matteo Zuppi, ufficialmente cittadino di Veroli, la terra ernica sarà spronata a far di più e meglio di quanto non abbia fatto finora.

Con questo spirito Veroli, una Veroli spogliata di ogni superbia ed orpello, ha accolto tra i suoi cittadini Sua Eminenza Reverendissima Matteo Zuppi. Non esistono azioni meramente protocollari, non ci sono gesti di prammatica quando si rende concittadino un Uomo che ha militato in guisa così empirica nella parte del mondo che soffre. E questa è la cifra nettissima di quanto Dio e  l’uomo abbiano bisogno di ritrovare la sinergia perfetta del bene fatto e non proclamato, dell’amore vissuto e non sbandierato, della carezza che cheta il dolore e non monda mai la coscienza. Perché la coscienza degli uomini percorre le strade senza fine del suo continuo e quotidiano riscatto.

Non ieri, non è successo in quella sala consiliare dove cittadini e ‘cursus honorum’ politico ed ecclesiastico, hanno dato il benvenuto al Cardinale Zuppi. Sarebbe stato più semplice decantarne lodi e tessere elogi cerimoniali, e la figura del concittadino Zuppi, colui che mise pace fra le armi della Renamo e del Frelimo in Mozambico e che oggi tiene le sorti della città con San Petronio, la basilica eretta con la “decima dei legati pii della Chiesa”, avrebbe consentito spunti altissimi. Colui che ha dato conforto e speranza a popoli che come nessun altro hanno avuto bisogno di sentire un ‘Dio Uomo’ vicino. Un Uomo che  ha scelto di stare con le persone sole affinché sole non siano più. Sarebbe stato semplice un raccordo spirituale, raccordo fra l’essenza della Comunità di Sant’Egidio così bene messa in rotta etica conl’essenza più intima della comunità che lo ha  accolto in terra ernica.

Ma Veroli, e chi ieri ha avuto l’onore di rappresentarla, sono andati ben oltre. L’amore capillare, la collegialità di intenti, il senso di vicinanza a chi è lontano dalla serenità terrena sono stati gli elementi che hanno accomunato tutti gli interventi compreso quello della delegata del Ccrr dell’I.C Veroli 2 che ha espresso al cardinale, con la purezza dei suoi anni, tutta la loro gioia e affidato a quell’esempio di ‘virtute’ tutte le  speranze per un futuro migliore. E non poteva esserci alone etico più bello e pieno nel vivere quelle ore in cui abbiamo visto Sua Eminenza Zuppi diventare verolano. Oltre le radici, oltre l’onorificenza che un così alto cittadino porta in una terra. C’è stato di più, di più profondo, sottile e illuminante nel parlare di una carità rivoluzionaria, di dolore e sofferenza, di gioia e speranza, di porte aperte senza passaporti e bandiere, di volontà concreta nel sedare gli affanni.

Il senso della presenza del Cardinale Zuppi in quella sala consiliare verolana e di ciò che gli è stato affidato attraverso doni simbolici,  è stato senso purissimo di compimento di un ciclo etico e spirituale. Nei momenti civili ed eucaristici poi, nella Basilica di Santa Maria Salome, abbiamo ascoltato il ‘nostro cittadino’ come bambini confusi, felici e quasi increduli che un’alternativa al  mondo di oggi, martoriato,  ammalato di potere e di denaro, esiste ed è molto più facile e vicina di quanto non credessimo. Siamo figli di Veroli, e questo è già nobiltà d’animo e strade d’umanità da percorrere. Ma se quei figli hanno un padre che della Rettitudine è Nuncio Altissimo, allora quei figli percorreranno la strada già intrapresa con lo slancio rinnovato del viandante che sul ciglio di quella strada si ferma. Si ferma e senza pensare, porge la mano a chi su quella strada è caduto.

Benvenuto con il cuore, concittadino Zuppi, benvenuto dove città e cittadinanza si prendono per mano e tendono l’altra a chi ha perso il sorriso. E Lei lo sa, che è il vero volto di Dio.

Monia Lauroni