Tra i film in Concorso emergono i primi candidati
Alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, al di là del glamour del red carpet, abbiamo già visto uin buon numero di film in concorso per il Leone d’oro. Quello che finora ha riscosso unanimità tra i critici accreditati e il pubblico dei cinefili è “Wild Horse Nine” di Martin McDonagh, conosciuto come regista di “Tre manifesti a Ebbing”, “Gli spiriti dell’isola”, e che in questo film descrive due agenti della CIA, John Malkovich e Sam Rockwell, in missione in Cile per preparare il colpo di Stato che portò all’uccisione di Salvador Allende l’11 settembre 1973 ed all’instaurazione della dittatura militare di Pinochet. Malkovic è però malato di cancro in fase terminale e prima di morire ha il desiderio di vedere le statue di pietra dell’isola di Pasqua e si fa accompagnare dal collega Sam Rockwell. Il capo della Cia di Santiago , M. J., ha paura che Malkovic possa rivelare alcuni segreti della CIA, in particolare sull’attentato a Kennedy. Martin McDonagh svolge tutto il film tra l’ironia e l’approfondimento politico affidandosi completamente ai due protagonisti che danno una delle loro migliori interpretazioni. Non possiamo trascurare il grande ritorno di Nanni Moretti in Concorso a Venezia dopo 37 anni, con un film tratto dalla raccolta di racconti Legami e che il regista riunisce nella storia, lunga 17 anni, di una coppia che non è coppia, in quanto si inseguono e si ritrovano più volte fino a far nascere una relazione da amanti, in quanto entrambi, felicemente? sposati. Il film ha poco di morettiano essendo incentrato sull’amore , senza apparenti connessioni politiche ma, come si diceva nel ‘77 , il personale è politico e quindi ogni comportamento anche nei sentimenti finisce per diventare gesto politico o, quantomeno, sociale. Jasmine Trinca e Luis Garrell disegnano delle ottime interpretazioni regalando momenti molto passionale agli spettatori, inusuali nei film di Moretti finora. Il film è piaciuto più alla critica straniera che agli italiani conferma del detto Nemo propheta in patria.
Alfreedo Salomone










