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Sagrati Infiorati e l’Alatri in miniatura, rinascere con le tradizioni e l’Arte

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“Chi getta i semi al vento farà fiorire il cielo”.  E la terra. L’antica terra di Alatri, che domenica scorsa in occasione della festività del Corpus Domini ha regalato uno spettacolo suggestivo e commovente agli occhi dei visitatori e degli stessi cittadini. L’Alatri delle vecchie, antiche tradizioni popolari, unite a una fede genuina e calda che rivive salda non solo nella memoria, ma è cultura viva che si rinnova di anno in anno. ‘Sagrati Infiorati’ è stato un successo.  Quei tappeti di fiori, realizzati da mani certosine che hanno coperto come un Eden i sagrati delle principali chiese alatrensi sono stati il segno di una comunità che sa ancora vivere il bello, che lo cerca, lo crea, lo interiorizza e se ne nutre per ritrovare i colori della vita. Quadri composti da milioni di petali di fiori perchè la speranza di rinascita può giungere per strade inaspettate. Il passaggio nuovo per colmare un’orma vuota da troppo tempo.

Si dice che la vita sia fatta di cose minime, di punti piccolissimi. Ed in questa edizione speciale, gli infioratori di Alatri hanno coinvolto in questo spettacolare giro d’arte anche l’Alatri in miniatura. Un paese nel paese. L’urbanistica della fede e la solida bellezza della storia di Alatri. Una Alatri tanto perfetta nei suoi particolari da superare in magnificenza la realtà. E’ strano l’effetto che si prova nel guardarla, addentrarsi in quei vicoli rossi e quelle chiese che emanano l’odore della pietra viva. E’ un’emozione che coglie impreparati ed emozionare è arte. Straordinaria la verosimiglianza con la Alatri reale, tanto da non distinguere più il vero dalla riproduzione. L’opera straordinaria di Maurizio Cianfrocca, iniziata dal 1999  è ad oggi composta da 28 plastici, un giro di sguardo alla scoperta dei luoghi iconici della Città dei Ciclopi, un volo d’occhi sui superbi campanili.

Ecco allora che si viaggia tra le colonne e gli affreschi delle importanti chiese, si sale verso l’Acropoli, si scende nell’arruffarsi dei palazzi, tra quei muri vicinissimi come palmi stretti. E’  più forte di  una preghiera la passione che Maurizio Cianfrocca  ha usato come strumento per realizzare la sua Alatri. Corpuscoli straordinariamente modellati e uniti insieme  che riproducono in scala monumenti, palazzi antichi, luoghi naturali, statue di santi, scale, archi, portoni, finestre cieche, dipinti  e vicoli che parlano l’alfabeto della minuzia dei dettagli, la manualità degli artigiani e l’entusiasmo di chi ama il proprio suolo e vuole trasmettere quell’amore incondizionato che viaggia oltre la misura del tempo e dello spazio. Un’emozione straordinaria per chi guarda, tutte le opere riproducono fedelmente luoghi e quartieri esistenti nel loro stato reale di fatto. Probabilmente, punti di partenza sono stati sopralluoghi, planimetrie e ricerche storiche.  Ma è più opportuno lasciare un velato segno di mistero che sappia più dell’incredibile. Perché quello che è riuscito a realizzare Cianfrocca è quasi un miracolo. E’ un luogo di appartenenza per tutti, un certificato di residenza dove storia, arte e tempo si mescolano.

Un sogno in grande che passa attraverso le piccole cose. Ossa e corpo di paese fatto di piccoli episodi, grandi storie, vasti silenzi, particolari finora inosservati e pittoresche leggende popolari. Il cuore e la bellezza di Alatri in scala, una scala che ha raggiunto vette troppo alte di creazione per non essere fatta oggetto stabile di visite di cittadini e turisti. E domenica quei piccoli sagrati si sono ricoperti di fiori, di petali, di gemme. L’opera d’arte che si miniaturizza per generarne un’altra e improvvisamente diventare immensa. Una Alatri che va visitata rallentando il passo ed aprendo il respiro, lasciando fuori la malinconia di strade chiuse, di cose perdute. Perché lì c’è tutto quello che occorre, ai confini della storia e delle strade. Lì fioriscono papaveri, alberi, erbe rigogliose. Fiorisce Alatri. Ciecamente, per fortuna. Come sempre. Complimenti alla grandezza dell’artigiano miniaturista ed a tutti gli infioratori alatrensi che nonostante il momento generi povertà di toni caldi, continuano a creare bellezza, catartica, rigenerante, sempreverde, pacata. Come le voci di quei  paesi che non vogliono morire essiccati dall’indifferenza. 

Monia Lauroni