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Oscar Generale, il produttore di Hollywood : “Veroli si presterebbe ad un festival del cinema”

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Intervista in esclusiva al film maker amico di John Travolta e padre di pellicole di successo

 

Un Festival del Cinema a Veroli, una kermesse che metta la città in comunicazione diretta con Hollywood, quella Hollywood che ha dato fortuna ed ha ricevuto grinta e film eccellenti da Oscar Generale, produttore cinematografico di successo che, in visita nella perla ernica, ha concesso un’intervista in esclusiva. Una lunga e cordiale chiacchierata in cui il film maker annuncia che Veroli sarà al centro di due iniziative specifiche: un festival cinematografico che andrebbe a fungere da “gioiello della corona” di una leadership provinciale che tutti riconoscono alla città di Maria Salome e un percorso che metta insieme storia e gastronomia nel nome dei Cavalieri Templari che queste terre segnarono con il loro percorso misterico. Oscar Generale non ha nessuna delle “pruderies” dei grandi film maker hollywoodiani, eppure è amico fraterno di John Travolta e ha lavorato con Dustin Hoffman, Julia Roberts e John Malkovich. E’ un habituè del red carpet di Cannes e della LA di celluloide e in quell’ambiente patinato ha conosciuto la donna della sua vita, Denny Mendez. Eppure Generale da Veroli è rimasto irretito e con Veroli vuole lavorare. A lanciare quella rete don Angelo Maria Oddi, rettore della Basilica di Santa Maria Salome, che ha conosciuto Generale e gli ha proposto di toccare con mano quanto  a volte un buon piatto di garofolato e il calore umano della Ciociaria possano far arretrare gli splendori dello showbiz, o addirittura creare un connubio per cui dalla collina di Hollywood si accendano luci che, attraversando l’oceano, puntino dritte sulla perla degli Ernici. Di questo e di altro abbiamo parlato con Generale, in una sala consiliare messa a disposizione all’uopo dal Sindaco Simone Cretaro e dalla delegata alla Cultura Francesca Cerquozzi, una sala silenziosa in cui il produttore ha voluto aprire il suo cuore e parlare della sua straordinaria vita.

E’ vero che ha cominciato grazie a Dustin Hoffman? Mi racconta come andò 

  “Certo: Io sono una persona che ha cambiato circa 23 lavori, dai più umili, dal casellante al postino, ho aiutato un mio amico nelle stalle a tener pulite le mucche. Ho fatto il decoratore e l’elettricista. Poi ho iniziato a muovermi nel mondo dello spettacolo lavorando con gli attori italiani, facendo ottenere loro ospitate dai club, dai locali, sempre mantenendo una certa qualità. Le spiego cosa intendo per qualità: intendo attori come Gassman, Bova, Claudia Gerini, attori di un certo livello insomma. Poi un giorno ho avuto l’idea di iniziare a lavorare nel mondo hollywoodiano facendo delle pubblicità. Ho fatto delle grandi pubblicità con testimonial d’eccezione: da Julia Roberts a Gianfranco Ferrè a Telecom Italia con John Travolta. Ecco, il primo è stato proprio Dustin Hoffman al quale ho fatto fare la pubblicità in Caffè Vergnano. Posso dirle che lavorare con Dustin Hoffman mi ha creato meno problemi che lavorare con attori italiani. Questo perché Dustin, pur essendo un’icona di Hollywood, ha sempre conservato una semplicità pazzesca. Lui mi ha visto ‘sveglio’ nel mio lavoro, sveglio ma con dei valori che abbiamo noi italiani e che, le dico, molto spesso mancano in America. Perciò Hoffman mi invitò negli Stati Uniti sicuro che lì avrei potuto fare qualcosa di buono. E così ho fatto, dopo un po’ ho preso l’aereo, senza soldi, senza conoscere la lingua inglese ed ora eccomi qua”.

Julia Roberts, John Travolta, Bruce Willis, lei ha avuto a che fare con tutti loro: quanto c’è di vero, al di là della possibilità di interagire con lo showbiz, nella storia della Los Angeles vasca di squali?  

“Le voglio rispondere con un’immagine: io sono un po’ un pesce rosso in un acquario di squali, però posso dire che con l’amore anche i pesci rossi riescono a non farsi mangiare”. 

In particolare con John Travolta lei vanta una lunga amicizia, mi racconti un aneddoto su di lui.   

“Con John è iniziata come con gli altri. Abbiamo fatto una pubblicità e subito è nata un’amicizia. John Travolta è anche padrino di mia figlia, ero molto legato a sua moglie, solo nel nominarla mi sale una commozione fortissima, ero davvero legato a lei. Io e John siamo legati da 25 anni di pura amicizia e di onestà, ecco perché lavoro tanto con lui, una persona che a differenza di tanti altri è pulita e trasparente. Una di quelle persone che se tu gli dai dieci ne hai in cambio 100. Perché lui apprezza molto il fatto che io abbia creduto in lui ed io prendo questo come insegnamento e lo riporto nella mia vita, comportandomi come lui con tutti i miei amici”

Mi ricorda come ha corteggiato Denny Mendez, la compagna della sua vita e madre di sua figlia India? 

“Ma certo! Guardi, eravamo al festival di Cannes, ci ha presentato un amico comune. Io sono un po’ come Robert De Niro, mi piacciono le donne con il fascino esotico. Lei è una donna, una moglie, una mamma stupenda. Pulita. Dopo averla conosciuta al festival di Cannes l’ho invitata in California ed è stato un amore autentico, costruito giorno per giorno al di là dei riflettori. Ora siamo insieme da oltre 8 anni, abbiamo una figlia bellissima che si chiama Nayara che ha preso il carattere della mamma nella sua dolcezza e semplicità e il carattere del papà nella sua determinazione e ambizione”. 

Il secondo nome di India è Nayara, che è una Madonna basca. Lei  é qui a Veroli dove la patrona è una delle donne che fecero velo al dolore della madre di Cristo. Lei è credente? 

“Si, io sono molto, molto credente. il Nome Nayara l’ha scoperto Danny, anche lei molto credente, altro aspetto che ci lega molto. Nostra figlia si chiama India Nayara perché inizialmente a noi piaceva il nome India, poi l’indecisione con Nayara, altrettanto bello e significativo, da qui India Nayara”.

Lei è stato anche un pioniere delle iniziative enogastronomiche legate al “brand Italia”: c’è qualcosa che le è piaciuta o che l’ha attirata in particolare del territorio di Veroli? Lei è un produttore famoso, potrebbe avere interessi ovunque e portarli a meta in qualunque posto del pianeta… Ci ha visto qualcosa di speciale in questi posti, di speciale e magari di fruttuoso? 

“Ha colto nel segno, ci ho visto molto. Veroli a me piace perché, come tutte le cittadine italiane, e Veroli in particolare,  hanno una storia, una storia di secoli forse dai più sconosciuta. Veroli va esplorata e va fatta conoscere a livello internazionale. Nonostante l’Italia vanti circa 80 milioni di turisti l’anno, la maggior parte di loro conosce solo le grandi città come Roma, Venezia, Firenze, qualcuno la Costiera amalfitana, ma non sanno cos’è la Basilicata, non sanno cos’è il Molise, tranne per qualche immigrato che porta in giro immagini e cultura di angoli di terre nascoste tramite la descrizione sentimentale ed il passaparola. Veroli mi ha colpito particolarmente perché è un paese pulito, mantenuto, ed ha una grandissima storia. Devo ringraziare Don Angelo che mi ha amichevolmente corteggiato affinché venissi qui a scoprire questo luogo stupendo. In questi poche ore mi ha fatto scoprire quanto è stato fatto, anche grazie al suo operato, per i meno fortunati e per la manutenzione di tanto splendore. Mi ha fatto da Cicerone nella stupenda Basilica di Santa Maria Salome.  Basilica che ogni giorno riserva una sorpresa che riemerge dal passato e lo riporta in vita. Scoperte importanti non solo per la storia di Veroli, ma per la storia dell’Italia intera. Nicchie, cunicoli, grotte nascoste, credo ce ne siano tante altre da scoprire con l’aiuto degli stessi verolani, custodi di un passato segreto che deve essere assolutamente valorizzato”. 

Quindi? Cosa ci vede lei qui a Veroli?

“Chissà, questi luoghi mi hanno ispirato a pensare ad un Festival del Cinema proprio qui a Veroli oppure ad organizzare delle ‘Cene Templari’ su tutto il territorio, un evento che sia unico e fonte di attrazione per tutta l’Italia. Magari con costumi dell’epoca e soprattutto con il cibo dell’epoca. Questo coinvogendo tutte le famiglie, ognuna delle quali faccia qualcosa a tema. Mangiare in comunione come mangiavano un tempo. Ormai il cibo è l’unica cosa che tiene ancora in piedi i rapporti umani e sociali, soprattutto in questo periodo in cui il Covid ha penalizzato ogni tipo di socializzazione. Per fortuna siamo italiani!”. 

Cos’è il successo, una ricetta, una cosa che semplicemente succede o un edificio che si costruisce poco a poco? E a che prezzo? 

“Mi ascolti: senza fronzoli il successo per me è un sogno che si realizza. Null’altro. Questo è”.

Monia Lauroni