Arriva un momento sul confine degli stati dell’anima. Crocevia di attimi nell’inganno migliore che segnano la stessa ora per due vite.
Le vite di Igor Traboni, giornalista poeta, che delle sue “Isole”, in questa nuova silloge poetica, ne diventa naufrago, “Naufrago di parole”. Parole che diventano foglia, albero, approdo, addio, passaggio. Parola che fa ombra e fa luce, parola assoluta e cordiale, per un’ora, un verso o per mezzo secolo.
Traboni ancora una volta, riesce a colpire al cuore, a centrare l’obiettivo senza edulcorare, senza tergiversare. E’ un alchimista della parola, fa emergere con una semplicità spiazzante, gli stati d’animo più profondi e reconditi. Una parte di lui sempre in amore e altre che sono in fuga, sepolte e irraggiungibili.
Poesie come echi di assilli che implodono nella mente, dispersi in giorni muti lungo un cammino di vita che pietrifica. Versi come fili di serica materia avviluppati alla carne, che carezzano e tessono laceranti abbandoni. Nel tumulto interiore che li abita, le parole sono nude come sassi in balia del fluire della corrente, levigate dall’acqua che è la vita.
Traboni naufraga per ritrovarsi a brillare in una notte che non dirama fulmini, con meteore prese al volo e azzurri golfi di sogni. Ordini e riassetti come graffi ciechi nel buio dell’universo.
‘Naufrago di parole” è un viaggio impetuoso tra le ombre e le lumeggiature dell’anima: un cammino introspettivo che si affaccia su un mondo di versi avvolti da una sonorità linguistica che si disperde nell’intensità di una primitiva solitudine che ci lega al mondo.
La malinconia, la stanchezza e contemporaneamente l’amore per la vita, l’importanza di saper ascoltare il silenzio, la voglia di leggerezza e il desiderio di liberarsi. Il rimpianto per ciò che è stato e non può tornare; la nostalgia, i ricordi, i sogni, il bisogno di proteggersi dal mondo; il dolore della perdita, delle mancanze, quel dolore che lentamente scalfisce il cuore come l’acqua fa con la pietra.
La scrittura poetica di Igor Traboni è una voce silente che parla al cuore nel gelo del suo oblio; una gentile carezza dell’anima che, sterile, s’apre alla vita.
Monia Lauroni









