HOMEPAGE CULTURA GLI ESULI CIOCIARI DEL 1802 COME “MOTORE” DELLA STORIA

GLI ESULI CIOCIARI DEL 1802 COME “MOTORE” DELLA STORIA

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Vogliamo riallacciarci ai ripetuti e costanti gridi di dolore lanciati dallo storico Michele Santulli sulla Ciociaria ed i suoi esuli-migranti, spesso completamente ignorati dalle istituzioni museali.

Per raccontare il contributo che i nostri avi dell’Ottocento regalarono alla storia d’Italia, prendiamo in esame brevemente la vita e l’opera di un personaggio conosciuto da tutti: Ugo Foscolo. Il poeta nato a Zante, prima noto soltanto ai veneziani come giovane promessa di autore tragico, conquistò in breve una rinomanza ben più che locale, attraverso l’azione politica, giornalistica e militare che si concluse con l’assedio di Genova (1799-1800). Con il 1801-2 arrivano i viaggi nei quali il Foscolo conosce persone ciociare, combatte in campagne sfortunate, legge i nostri autori e impara molto. Dalla lettura del Vico, suggeritagli in quegli anni dagli esuli ciociari, apprende la profondissima poesia della storia, di quella straordinaria opera d’arte che è la storia degli uomini, la sola che gli uomini – dice il Vico – possano conoscere a fondo perché ne sono essi medesimi gli autori. Scrive l’Ortis che è documento umano e storico in cui gli effetti dello storicismo in germe sono tema portante. Ciò si riverserà sui Sepolcri del 1807, il carme che stabilì definitivamente la fama poetica del Foscolo, quello a cui guardarono le generazioni del Risorgimento. Quei Sepolcri, anch’essi in gran parte frutto della lettura del Vico. Il filosofo napoletano fece conoscere al poeta anche i pelasgi – dal dì che nozze e tribunali ed are – influenzando il Cattaneo che continuò lo studio del popolo “mitologico”.

Vedete, cari lettori, il nostro popolo ha dato molto anche a livello letterario, facendo da viatico culturale per la diffusione degli studi e delle idee liberali fin dalla nascita del nuovo Stato italiano.

Patrizio Minnucci