HOMEPAGE CRONACA Cecere, la società frusinate e l’inquietudine buona della filosofia

Cecere, la società frusinate e l’inquietudine buona della filosofia

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Una genesi che sa di ricchezza e al tempo stesso di eziologia cartesiana. La
notizia della nascita della sezione Frusinate della Società Filosofica Italiana può
essere letta in entrambi i modi, ognuno dei quali valevole. Da un lato il fatto in sé,
che rende il capoluogo ciociaro epicentro di sapere. Dall’altro il fatto sistemico,
che in un territorio già arricchito dal Festival della Filosofia di Veroli diviene
ulteriore tassello di una terra che non da oggi è vocata al Pensiero.

Professor Cecere, può fare una ‘mappa concettuale’ del panorama ciociaro?

“Dobbiamo fare – a mio avviso – alcune considerazioni preliminari per rendere
giustizia a un territorio: la provincia di Frosinone, che esprime da secoli una propria
caratura culturale e intellettuale che non può ridursi alle esperienze, lodevoli e
necessarie, come la nostra o quella del Festival verolano. L’elenco è talmente vasto,
e possiede radici così forti, che non è possibile ricordare tutto a memoria d’uomo.
Certamente è facile evocare Cicerone e lo Stoicismo; oppure Tommaso d’Aquino che
ci ricorda come dall’Abbazia di Montecassino – a Parigi e Colonia – il pensiero che si è
formato qui si sia evoluto in un’Europa già cosmopolita. Si possono ricordare- in
epoca risorgimentale il pensiero repubblicano di un Luigi Angeloni; più
recentemente il teatro di Anton Giulio Bragaglia oggi tenuto vivo dall’esperienza del
Teatro dell’Appeso di Amedeo di Sora. Il Certamen ad Arpino, associazioni come
Oltre l’Occidente o esperienze di teatro e di elaborazione intellettuale che hanno
attraversato il dopoguerra. La provincia di Frosinone, con la sua Università cassinate,
le Abbazie, monasteri, biblioteche e non dimentichiamo il conservatorio con le sue
cattedre di Jazz, è da sempre uno dei centri nevralgici del grande panorama
intellettuale d’Europa. In questa cornice – ora che abbiamo evidenziato – possiamo
meglio parlare della nascita della sezione provinciale della SFI (Società filosofica
italiana)”.

“Per prima cosa ci tengo a sottolineare che la SFI è la più importante società
scientifica italiana per l’ambito filosofico. Non è una semplice associazione libera di
cittadini, ma è la più grande comunità scientifica filosofica attiva dal 1906 nel nostro
Paese. La SFI rappresenta l’orientamento della filosofia italiana e lo sforzo che
scuole e università fanno per mantenere viva la grande tradizione millenaria della
nostra materia nel suolo italico. Inoltre si occupa di creare un ponte tra
l’insegnamento liceale e il mondo accademico. Per questo abbiamo pensato, con i
colleghi che hanno sottoscritto la nascita della sezione, di creare un gruppo di
ricerca che esprima al meglio tutte le anime della provincia. Tutti i docenti di
filosofia e ricercatori sono chiamati a unirsi a noi per contribuire a far crescere il
pensiero critico in una terra di grande tradizione che è sempre all’avanguardia
filosofica”.

Antonio Cecere, già vicepresidente di ‘Filosofia in Movimento’, è il presidente della
nuova realtà e al docente abbiamo chiesto lumi su scopi, ambizioni e natura della
stessa. Professor Cecere, Frosinone diventa capoluogo dell’agorazein. A lei
toccherà il ruolo maieutico di Socrate?

“La SFI persegue un programma scientifico nazionale, condiviso con tutte le
sezioni, in più ogni realtà locale provvede a formulare un percorso adatto al proprio
territorio. La forza di questa «Società filosofica» è il coordinamento fra accademia e
scuole e la sinergia che ricerca e insegnanti riescono a mantenere durante tutto un
anno di lavoro comune. Il mio ruolo è quello di semplice rappresentante di un
gruppo di straordinari studiosi e docenti del nostro territorio”.

“La filosofia è fatta per essere fatta: non è fatta per essere sterilmente discussa”.
Avete già in carnet iniziative mirate a breve-medio termine che coinvolgano anche
i più scettici del pensiero?

“Sì abbiamo già pronto un programma dettagliato per le scuole e per un dibattito
nella società civile per il periodo settembre 2026- giugno 2027. I soci si incontrano
ogni 15 giorni per lavorare insieme al programma, condividere bibliografia e
discutere i vari temi che porteremo in discussione. Un lavoro scientifico di grande
impegno”.

La sede locale viene indicata come ‘presidio culturale’. Quanto e con quali *
aspettative oggi c’è bisogno di presidiare il sapere rispetto alle degenerazioni
comunicative di quest’epoca boriosa?

“ Questa è una domanda molto insidiosa che coglie lo iato fra pensiero critico e
omologazione di una pseudocultura che è ridotta a intrattenimento. Se si vuole lo
spettacolo -e trastullarsi a fine serata con discorsi edificanti – allora la filosofia è una
perdita di tempo. La filosofia è pensare le contraddizioni della propria realtà
mettendo in dubbio tutto ciò che riteniamo vero e tutto ciò che sappiamo. La
filosofia è come un movimento tellurico che crea delle crepe nelle roccaforti del
linguaggio dominante fino ad abbattere le torri merlate dove si nascondono i
saltimbanchi e i menestrelli del Sovrano”.

Un’ultima questione al Cecere ‘pensatore’: allora chi è l’uomo felice, che ha il
coraggio di pronunciare il sacro sì alla vita, le domanderebbe ora Nietzsche?

“I filosofi non sono persone felici, sono persone inquiete. Questa predisposizione
interiore permette- al soggetto che pensa il mondo di fronte a sé – di immaginare
una prospettiva migliore per una vita di felicità collettiva e generale. Una persona
felice – di solito – non avverte l’urgenza di “pensare diversamente” la propria realtà.
La felicità è un percorso e non è mai, semplicemente, uno stato esistenziale dato a
priori. Il filosofo è sempre il Diogene pronto a rinunciare alle certezze della propria
condizione per mettersi alla ricerca di un uomo più autentico e coerente con la
propria natura”.

Monia Lauroni