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Il Castello di Fumone svelato da ‘Freedom – Oltre il Confine’. Venerdì 15 gennaio su Italia 1

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 Venerdì 15 gennaio le telecamere di “Freedom – Oltre il Confine” saranno di nuovo puntate in Ciociaria e, precisamente, a Fumone. Il programma condotto da Roberto Giacobbo in onda su Italia 1 alle ore 21.25 rivolgerà la sua attenzione al misterioso Castello Longhi costruito tra il IX ed il X secolo. Tra fantasmi, storia, fede e segreti, il maniero intorno al quale si stringe tutto il borgo medievale, resta una delle attrazioni maggiori, soprattutto per gli amanti del paranormale, della terra ciociara. La Rocca Longhi De Paolis è famosa oltre i confini territoriali per diverse ragioni, alcune delle quali piuttosto inquietanti. In primo luogo è stata la prigione di Celestino V nonché luogo della sua morte avvenuta il 19 maggio del 1296. La cella dove scontò la sua prigionia è rimasta intatta, e visitarla significa immaginare l’anziano eremita costretto in uno scomodo e piccolo spazio dove si muoveva con difficoltà e dove si coricava sul pavimento gelido di pietra. Leggenda vuole che al 192esimo Papa della Chiesa Cattolica non fosse stato concesso nemmeno un giaciglio. Ma sembra che la cella sia anche il luogo del primo miracolo, che ha visto l’apparizione di una croce splendente rimasta sulla porta durante le ultime ore di vita del santo. In una stanza del castello, tra tante altre reliquie, sembra sia conservato anche un pezzo del cuore di Celestino. Un’altra storia macabra riguarda il cosiddetto Pozzo delle Vergini. Secondo la legge al diritto di Jus primae noctis, i signori di Fumone rivendicavano la prima notte di nozze delle giovani spose che dovevano giungere all’appuntamento vergini. Se le giovani disattendevano la regola venivano giudicate impure e quindi gettate nel pozzo che si trova ancora lì, intatto e finemente decorato, all’ingresso del piano nobile del palazzo. Si narra che di notte si possono ancora udire le voci delle povere fanciulle accompagnate da quella di un bambino, ucciso a metà dell’Ottocento dalle sue sorelle. Sarebbe il marchesino Francesco Longhi Caetani, unico erede maschio di una numerosa famiglia composta da sette sorelle che gli avrebbero fatto ingoiare vetro macinato o, secondo alcuni studiosi, del veleno per timore che tutta l’eredità passasse al piccolo marchesino. La madre, impazzita dal dolore, non solo fece ridipingere di nero tutti gli abiti che indossavano lei e il marito nei ritratti e fece aggiungere alle opere il volto del figlio, ma decise di imbalsamarne il corpo per continuare a prendersi cura del piccolo, lavandolo, vestendolo e parlandogli fino al giorno della sua morte. La sua voce è andata ad aggiungersi a quelle del Pozzo delle vergini. Ogni notte la presenza sarebbe udibile percorrere con passo inquieto le stanze verso la teca fino a prendere in braccio il figlio per cullarlo, ancora una volta, tra singhiozzi e lamenti. Allo stesso modo il fantasma del piccolo marchese si manifesterebbe in molte notti, spostando o nascondendo oggetti in giro per il castello. Ma il Castello di Fumone svetta anche per primati ‘più positivi’ grazie alle sue caratteristiche di natura militare. Assolse infatti a lungo una funzione di controllo del territorio meridionale dello Stato Pontificio, da qui il toponimo “Fumone”. Alla vista dei nemici, infatti, si narra che dal culmine di un’alta torre, oggi scomparsa, si levasse un enorme colonna di fumo: questa avviava una serie di segnalazioni simili a catena che coinvolgevano tutti i paesi limitrofi fino alle mura capitoline. «Quando Fumone fuma, tutta la campagna trema!». Era questo il messaggio che si levava in passato dalle torri di avvistamento. Tra strategie di guerra, prigioni, torture ed inquietanti presenze, il Castello di Fumone ospita anche uno straordinario giardino pensile che si trova ad 800 metri sul livello del mare, il più alto d’Europa, conosciuto anche come la Terrazza della Ciociaria. “Vi sono più cose in cielo e terra di quante non ne comprenda la nostra filosofia”, la citazione è di Shakespeare, ma calza a pennello con questo luogo affascinante, inquietante e meraviglioso.

Monia Lauroni