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Alvito, Sabato 18 settembre Giuseppe D’Onorio, Luciano Santoro e Gianfranco Vano presentano ‘Le Campane di Alvito nella storia della città’

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Presenze solenni nelle nostre città, come sguardi verso il cielo, come eterne immagini della Torre di Davide del Cantico dei Cantici. Le campane. La voce che esprime i sentimenti di un popolo, quando esulta e quando piange. Un villaggio senza campane è un villaggio senza voce. Un  suono che ha affascinato e richiamato l’attenzione di intere generazioni per secoli. Ha contrastato il grande silenzio che avvolge il Creato e regalato la sensazione di sentirsi vivi, protetti, scanditi nel tempo. Nel suono lieve, tintinnante o grave, è la traditio della vita sotto i campanili, la più formidabile delle comunicazioni.

Sabato 18 settembre alle ore 17.30 presso il Salone del Palazzo Ducale di Alvito, i professori Giuseppe D’Onorio, Luciano Santoro e Gianfranco Vano, presenteranno ‘Le Campane di Alvito nella storia della città’. Un volume fortemente voluto dall’Associazione Campanari Città di Alvito. L’opera riunisce tre importanti contributi: ‘Tocchi, rintocchi e storie dei bronzi in Alvito’ di Giuseppe D’Onorio, ‘Campane in guerra’ di Luciano Santoro e ‘Chiese e campane in Alvito’ di Gianfranco Vano. Un libro in cui la terra è il ricordo, la radice che accelera il battito e inumidisce le ciglia, i campanili la storia, le campane la voce di un paesaggio che muta ma non cambia. Un alone quasi romantico pervade la composizione di quest’opera: la fatica quotidiana, i frutti della terra, la preghiera, il disastro e la rovina, la rinascita, il tempo, la storia di quei rintocchi che erano elementi primordiali del vivere e, in un’atmosfera atemporale, elevati a simboli universali.

L’eco dei bronzi si infigge nella memoria, nel cuore di Alvito, quando questi chiamavano la luce al giorno, l’uomo al lavoro. Coi lenti e caldi suoni della sera invitavano il contadino dai campi a godere il riposo, l’intimità del desco, la gioia del focolare. Persino l’immenso Guareschi non fu immune al fascino delle campane ed in una toccante pagina fece suonare al suo don Camillo la campana della Chiesa per il funerale laico di un non credente che prima di morire aveva espresso tale desiderio perchè “ il suono di una campana evoca la nostalgia di Dio”. Suono di gioia o di dolore che fa eco al sentimento della nostra anima, vibra con essa all’unisono, muove al gaudio o al pianto. Si innalza e si spegne insieme all’onda di quei suoni la voce degli umani sentimenti, quella delle umane vicende, della vita, quando queste cupi e gravi chiamano quelli che onoreranno degli ultimi tributi di affetto o di convenzione l’esistenza terrena.

Alvito ha scritto una storia secolare con il suo patrimonio campanario: nel campanile della chiesa di San Giovanni Evangelista è conservato uno dei cinque bronzi medievali della Valle di Comino. La campana di Alvito ha una particolarità che si riscontra in altri rari esemplari: l’iscrizione presenta l’indicazione del mese di fusione oltre che dell’anno, settembre 1355. Ad impreziosire il testo, già di per sé interessantissimo, una accurata documentazione fotografica, in cui figurano non solo i bronzi, ma anche alcune immagini dei campanari del luogo. Ricerca storica, sociale e sentimento, racchiusi in un volume di forte impatto emozionale.

L’evento sarà introdotto da Roberta Marini, presidente Associazione Campanari Città di Alvito, seguiranno i saluti del sindaco Duilio Martini e del vice presidente della Provincia di Frosinone Luigi Vacana. Dialogherà con gli autori la giornalista Rita Di Fazio ed a conclusione interverrà il Prefetto emerito Pietro Cesari.  Un viaggio tra i suoni e le voci di Alvito, una carezza indulgente su un tempo più onesto, quando il suono di una campana bastava per capire ogni cosa. 

Monia Lauroni