HOMEPAGE CRONACA Alatri, il ricordo del dottor Fernando David

Alatri, il ricordo del dottor Fernando David

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Tra i personaggi emeriti legati alla Città di Alatri c’è una persona che spicca e non va assolutamente dimenticata. Parliamo del dottor Fernando David. Nello scorso mese di giugno all’illustre medico l’amministrazione comunale ha voluto intitolargli un piazzale all’interno dell’area dell’ospedale San Benedetto. Nella giornata altresì vi è stato un analogo riconoscimento per altre tre persone legate ad Alatri: la Beata suor Maria Raffaella Cimatti, il cappellano don Giulio Alviti ed il benefattore Pietro Goretti.

Fernando David nasce ad Esperia nel 1887 (all’epoca Provincia di Terra di lavoro e attualmente Provincia di Frosinone), si laurea a Roma nel 1911 e nel 1915 è tenente medico nelle trincee friulane al confine austriaco. Le notizie dell’esimio professionista ci sono state gentilmente fornite dalla nipote la dottoressa Maria Tecla Crisci, da Carlo Rossi e da Marilinda Figliozzi, oltre che un ricordo del dottor Giulio Rossi. Opera negli ospedali da campo della Croce Rossa. Osservando l’operato dei colleghi austriaci che erano nemici, mette a punto una metodica per disinfettare le ferite di guerra con impacchi di zucchero (che, fermentando, diventa alcool); a fine guerra scriverà su questo tema un lungo studio. Per la sua opera fu pluridecorato nella Grande Guerra dalla Croce Rossa e dal Regno d’Italia. Tra le due guerre lavora a Roma presso l’ospedale San Giovanni (allora “Ospedali Riuniti”). In seguito si riavvicina alla Ciociaria, sua terra natale, e dirige dapprima l’ospedale di Frosinone e poi quello di Alatri.

Conservo i suoi registri operatori di Frosinone ed Alatri dove sono elencati tutti gli interventi eseguiti di ogni tipo – confessa con emozione ma anche con soddisfazione la nipote, dottoressa Crisci – dalle trapanazioni craniche ai parti. Scorrendo questi registri manoscritti, è straordinario constatare, considerando che ci si trovava in era pre-antibiotica, che l’occorrenza di decessi era una ogni dieci pagine fitte di interventi. Fumava come un turco ed aveva grande affetto e confidenza con le suore dell’ospedale che lui affettuosamente chiamava “cape di pezza” quando perdeva la pazienza. Una di queste suore con cui lavorava era bravissima a preparare l’acqua di colonia e talvolta si divertivano insieme a realizzarne. Conservo ancora alcuni misurini che loro utilizzavano”.

Durante la Seconda Guerra Mondiale il dottor David operava 10/15 persone al giorno e poi si avviava per le campagne a visitare i suoi amati pazienti, molti dei quali non avevano mezzi per sostenere la spesa. Ai più denutriti donava il necessario per acquistare un pezzo di carne per farne un buon brodo. Girava per il territorio a bordo della sua 1500 accompagnato alla guida dal fidato Carletto Caperna. Quando le strade di campagna erano dissestate raggiungeva i malati a dorso di mulo.

Durante quel terribile periodo si vide occupare e poi depredare dai nazisti la casa di via Cesare Battisti che lui utilizzava anche come studio medico. “A causa di ciò – ci racconta la nipote – mia madre e mia nonna furono sfollate e furono costrette a vivere nella casa di campagna della famiglia del Preside Marinucci. Ma mio nonno non abbandonò mai l’ospedale e continuò a vivere a casa sua occupata dai tedeschi perché gli serviva per operare la gente sul tavolo di marmo della cucina con al suo fianco il fedele infermiere Aquilino (detto Guerino) Sarandrea. Ad un certo punto i nazisti minarono l’ospedale minacciando di farlo saltare in aria. Una situazione tragica che lui affrontò inginocchiandosi dinanzi al comando nazista pregando di non eseguire un atto punitivo contro la popolazione innocente.

Approfittò della tregua ottenuta per trasferire i malati più gravi a casa sua e tutti gli altri a Villa Doni, generosamente messa a disposizione dalla Signora Rosina Doni. Tutto avveniva in una situazione di estrema penuria di mezzi di sostentamento e di medicinali. I pochi antibiotici che riusciva a procurarsi erano le prime penicilline di produzione americana che alcuni parenti della nonna gli spedivano dagli Stati Uniti. In quel periodo sul tavolo di marmo della cucina affrontò la dura prova di dover operare – insieme ad altri colleghi chirurghi venuti da Roma – la figlia cioè mia madre, di toracentesi per una grave forma di tbc”

Fu medico al campo di concentramento delle Fraschette, sempre accompagnato dal fedele Guerino. A tal proposito ci piace ricordare un episodio: una persona internata nel Campo, Ismail Arzin, un medico di Istanbul. Questi si presentò al dottor David come medico chirurgo, fu messo alla prova ed effettivamente era anche bravo, tanto che addirittura fu portato ad operare al San Benedetto. Tra i due professionisti per anni c’è stata una corrispondenza.

I familiari del dottor David provarono e provano ancora amarezza nel ricordare che alla fine della guerra, dopo la cacciata dei nazisti, egli fu punito di essere temporaneamente epurato dall’Albo dei Medici in quanto in precedenza aveva posseduto, come milioni di altri Italiani, la tessera del partito fascista. La popolazione di Alatri, l’unica veramente consapevole dell’operato di Fernando David, insorse e lo rivolle al suo posto. Chi ne chiese l’epurazione dovette tornare sui propri passi.

Ancora oggi, comunque a 78 anni dalla sua morte, qualche ottuagenario lo ricorda con venerazione e lo benedice. Voglio testimoniare quanto raccontato dall’amico dottor Giulio Rossi.

“Persona straordinaria il dottor David, ricordo i racconti di persone che dicevano di essere state operate da lui di appendicite, oggi un Uomo, un Professionista come Lui starebbe in galera, obbligato a risarcire i pazienti. Quelli erano tempi eroici di personaggi eroici. Il dottor Fernando David poi fu un medico militare, abituato alle cose estreme e faceva con i pazienti quello che faceva con i militari.

Essendo stato anche io un medico militare – continua nel suo racconto il dottor Giulio Rossi – mi è sempre stato caro. In quei tempi curava le persone con umanità ed i pazienti lo amavano, era uno di loro.

Infine un ricordo curioso di Bruno Sbaraglia: mio nonno da bambino mi raccontava un aneddoto, David era considerato un luminare della medicina ed era elogiato da tutti. In quei tempi ad Alatri vi era un’usanza: mettere nel dito dei moribondi l’Anello di San Sisto in modo di fargli concedere la grazia della guarigione. Il dottor David notò questa pratica, si mise le mani nei capelli ed esclamò: se questo poveretto guarisce è opera di San Sisto, se dovesse morire la colpa ricadrà su di me:

Bruno Gatta