“Salutiamoci, sì, ma ad un metro di distanza”
“Non posso uscire di casa per almeno 5 giorni, ho avuto un contatto con una persona raffreddata”
A sei anni da citazioni come queste. A sei anni dalle proposte di matrimonio riformulate con un “vuoi essere il/la mio/a congiunto/a?”.
Se per alcuni sembra che il tempo sia volato, presi dal potere deformante della vita frenetica e incalzante sulle nostre percezioni; altri sono emotivamente ancora lì, rimasti intrappolati nella ragnatela invischiante delle conseguenze di quello scenario apocalittico.
A prescindere da quale sia la corrente di pensiero alla quale appartenete, c’è una buona probabilità che conserviate qualche ricordo della pandemia, del lockdown. Alcuni saranno profondamente dolorosi, altri ricondurranno ad un piacevole senso di congelamento. Come quando nevica così tanto che il bianco, a perdita d’occhio, costringe a fermarsi: da un lato il panico, legato al bisogno di performare (scadenze, lavori arretrati, pagamenti, appuntamenti…); dall’altro il conforto, la possibilità di fermarsi – perché a volte abbiamo bisogno di cataclismi o imposizioni dall’esterno per concederci una pausa -, l’infante che è in noi a ricordarci che, di fronte alla natura, possiamo ancora provare meraviglia.
Nel 2020 e nel 2022 ho scritto due tesi di laurea a riguardo; rispettivamente: le conseguenze della pandemia sul benessere lavorativo, correlato al lavoro da remoto, e l’impatto che può avere la propria storia di attaccamento (partendo dalla relazione con le proprie figure genitoriali) sul modo di percepire la pandemia Covid-19. Ne è emerso che, in linea con la letteratura e ogni nostra aspettativa, quanto ci siamo trovati a vivere ormai sei anni fa ha avuto, tra gli altri elementi, anche delle conseguenze su: lo stress lavoro-correlato (Couarraze, S. et al., 2025), i livelli di produttività (Bloom, N. et al., 2025), la salute mentale – in relazione ai sintomi di ansia, depressione e stress – (Martins, T. B. et al., 2025; Zhu, F. et al., 2025), la dipendenza dai dispositivi elettronici da parte degli adolescenti che influisce negativamente sul benessere emotivo (Zhu, C. et al., 2025), il turismo e, in particolare, il comportamento e la psicologia dei turisti (Song, H. et al., 2025). Inoltre, ci tengo ad evidenziare separatamente, a distanza di pochi giorni dalla Giornata Internazionale della Donna, l’impatto che il lockdown ha avuto anche sui livelli di violenza domestica (Bhalotra, S. et al., 2026).
Quando a volte prevalgono i sentimenti negativi in tal senso, al pensiero di quanto vissuto o subìto, può essere importante riconoscere e accettare quanto sia stato indiscutibilmente invalidante, per certi aspetti, ma può essere utile soffermarsi su quanto sia stato formativo, per altri.
Cosa ci ha insegnato la distanza? Siamo stati privati dei nostri riti, delle nostre abitudini, del contatto umano: cosa ne resta oggi?
Chiederselo, rifletterci, aiuta a non dimenticare. Lungi da me il suggerimento di restare avvinghiati ad un passato, di qualsiasi natura esso sia. Tenere a mente che sia esistito però, può aiutarci a costruire una traiettoria verso il futuro più sicura. Per utilizzare una metafora: lo specchietto retrovisore in automobile è più piccolo del parabrezza, ma esiste ed è essenziale nella guida. Per andare avanti, è davanti che dobbiamo guardare, ma non possiamo prescindere da quel che lasciamo alle spalle, perché può essere funzionale alla progettazione di un futuro che considera gli imprevisti e ci ricorda che abbiamo le risorse per fronteggiarli, esattamente come le abbiamo avute in passato.
Psicologa Dr.ssa Erica Celani @psicologaconlac










