HOMEPAGE CRONACA Piscina comunale di Monte San Giovanni, ammanchi e abusi: le accuse ai...

Piscina comunale di Monte San Giovanni, ammanchi e abusi: le accuse ai 14 indagati

739
CONDIVIDI
Nei giorni scorsi la Procura di Frosinone, a firma del sostituto Barbara Trotta, ha notificato l’avviso di chiusa inchiesta a 14 indagati: Marco Coratti, rappresentante della società concessionaria Olimpia Cogesi; il sindaco Angelo Veronesi; gli assessori e consiglieri comunali Mario Buttarazzi, Claudio Paolucci, Valter Mancini, Sandro Visca, Romanino Cimaomo, Francesco Patrizi, Lorella Biordi, Luana Pellegrini (che era anche dipendente della società concessionaria della piscina); i tecnici comunali Guido Ferrazzoli, Paolo Ottaviani, Augusto Fratarcangeli, Paolo Noziori. Per tutti il reato ipotizzato è abuso di ufficio in concorso.
L’inchiesta ha preso le mosse alla fine del 2016, dopo un esposto del consigliere di minoranza Ernesto Biancucci. Sotto la lente della guardia di finanza è finita la gestione della struttura a partire dal 2013 quando il Comune, dopo aver revocato la concessione per morosità e altre inadempienze all’aggiudicatario della gara d’appalto del 2008, ha affidato il complesso sportivo al secondo classificato l’Ati Olimpia Cogesi. Tale gestione sarebbe andata avanti, secondo quanto contestato dagli inquirenti, sulla scorta solo di un verbale di consegna provvisoria. Secondo le Fiamme Gialle non sarebbe mai stato sottoscritto un contratto, né tanto meno una polizza fideiussoria a garanzia dello stesso. È emerso, anzi, che la società, partecipando alla gara d’appalto del 2008, aveva presentato una polizza assicurativa, ma questa è risultata intestata a un autoveicolo.

Già la sola assenza di una fideiussione avrebbe dovuto comportare la revoca della concessione. Lo stesso Comune aveva sollecitato la società a mettersi in regola in tal senso, ma la richiesta non ha sortito alcun effetto. Nonostante ciò l’ente non ha adottato i provvedimenti del caso. Così come, scrive la Finanza nell’informativa conclusiva, nonostante il concessionario si sia reso più volte inadempiente, il Comune non ha mai accampato pretese di sorta, dalla revoca dell’affidamento, così come verificatosi nelle precedenti gestioni, all’applicazione di penali per i ritardati o mancati pagamenti. Né tanto meno, proseguono le Fiamme Gialle, sono mai stati rideterminati gli importi in base agli indici Istat o siano stati pretesi lavori previsti dal capitolato originario.
In realtà il Comune ha riconosciuto al concessionario delle compensazioni sui canoni dovuti per presunti interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, ma la Finanza in Comune non ha trovato traccia delle autorizzazioni per questi lavori.

Le presunte irregolarità sono andate avanti anche nel 2016 quando è scaduta la concessione messa a gara nel 2008: gli uffici tecnici comunali, su input della giunta, hanno disposto la proroga (poi censurata dall’Anac) del contratto per ulteriori 8 anni per la sola piscina e non dei locali al primo piano del complesso polisportivo, ma nel 2017, scrive la Finanza, il concessionario occupava ancora i locali senza che il Comune pretendesse alcunché o adottasse i provvedimenti del caso.
Dal 2013 al 2018, stando ai conteggi della Finanza, la gestione del piscina ha comportato per le casse del Comune un ammanco di 329.468 euro. Il caso è stato segnalato anche alla Corte dei Conti per il presunto danno erariale. Ma c’è anche la beffa: il complesso è chiuso da oltre un anno.