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Sotto la luna piena di Parasceve il dolore di Giancarla. La prima Maria di Alatri

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Definirla icona del Venerdì Santo di Alatri non è né sbagliato né esagerato. Aveva diciassette anni quando ha indossato per la prima volta le vesti di Maria e oggi, a distanza di oltre tre decenni dall’ultima interpretazione, il suo volto è ancora sui manifesti ufficiali della manifestazione alatrense. È stata la prima donna ad impersonare la madre di Gesù nella città ernica e per molti è rimasta anche l’unica. Alta, di una bellezza indiscussa e senza tempo, portava in scena i segni del dramma di una donna e di una mamma. Il dolore più grande. Sempre composto, dignitoso, mai urlato.

Con l’orgoglio del nostro passato, abbiamo incontrato Giancarla che, tra emozioni e ricordi, ha raccontato la sua Passione.

  • Giancarla, come ti preparavi a quel ruolo?

Era tutto un percorso spirituale e religioso. Sempre preceduto dalla comunione in chiesa e da tante preghiere. Non è mai stata una recita. Non era teatro. Era devozione autentica. Più tardi, a tutto questo si è aggiunto anche dolore vero. Un momento di raccoglimento intenso che durava per tutto il percorso della processione e continuava nei giorni a seguire. Per me un’occasione speciale per il dialogo con Dio.

  • Era difficile mantenere contegno e concentrazione tra tanta gente che veniva a vedervi?

No. Mai. Quando la processione sfilava si percepiva, tutto intorno, grande partecipazione e coinvolgimento e un grande rispetto di chi guardava. Mi ricordo distintamente di una volta, quando, al passaggio del nostro quadro, una signora, ad alta voce, disse: ‘Oh ma questa è la Madonna vera!’ Era la prova che stavi facendo le cose per bene.

  • Hai qualche aneddoto caro da raccontarci?

Uno in particolare. Durante una sosta della processione, quando bisognava comunque rimanere fermi e stare nel personaggio, mi venne vicino vicino un bimbetto che mi fissava. Per qualche istante cercai di rimanere composta e in silenzio ma non ci riuscii a lungo e allora mi chinai per baciarlo. Non era una scena della processione, era vita vera e quel bambino non era un personaggio della rievocazione, era mio figlio Manuel… “Tranquillo, – gli dissi -, vai da papà. Appena la processione finisce torniamo a casa tutti insieme”.

  • È stata la ‘Maria’ di ‘Gesù’ rimasti nel cuore della città: prima Gigino Minnucci poi Attilio Verdecchia.

Si, due grandi e indimenticati ‘Gesù’. Gigino fu il primo e ideò tutto. Fece uscire per la prima volta il personaggio di Cristo in processione e diede avvio alla rievocazione storica come la vediamo oggi. (Anche se forse, oggi, un po’ troppo stravolta). Per quei tempi, erano gli anni cinquanta, si trattò di una rivoluzione pura. Dovette vincere, per prime, le resistenze di sua madre Giuseppina, fervente religiosa, che alla fine cucì la sua veste e pure la mia.

Con Attilio, ogni volta che ci incontravamo durante tutto l’anno, ci salutavamo sempre allo stesso modo: ‘Ciao figlio!’ ‘Ciao madre!’.

  • I Cori del Miserere, momento imprescindibile e fortemente identitario della tradizione popolare di Alatri, come arrivavano all’interno della processione?

Il silenzio surreale in cui cadeva Alatri nelle ore del Venerdì Santo era rotto solo dal canto di dolore dello Stabat mater delle turbe del Miserere che squarciava l’anima…. e allora non erano scherzi… correvano brividi freddi!

  • Giancarla, cosa è per te il Venerdì Santo, oggi?

Il ricordo più bello di tutta la vita!

  Jole Carobolo

 

Un frammento della video-intervista a Giancarla farà parte del DVD della ‘Settimana Santa 2019’ in uscita l’11 maggio per Iris Film. Sarà poi pubblicata integralmente, in edizione separata, sempre con la regia di Claudio Tofani.