HOMEPAGE NAZIONALI La differenza prepotente che c’è tra Mancini e Ventura

La differenza prepotente che c’è tra Mancini e Ventura

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“Io ho vinto un campionato, una Premier League, al 95′, quando al 90′ eravamo sotto 2-1. Abbiamo avuto l’occasione e abbiamo fatto gol. Poi poteva finire 0-0. Avremmo potuto anche perdere, non sarebbe cambiato nulla, il nostro discorso è un altro”. Questo è stato Roberto Mancini ieri sera in conferenza stampa al termine della vittoriosa partita in Polonia da parte della nostra nazionale valida soprattutto per evitare la retrocessione nella Nations League.

Il tecnico azzurro nel momento della verità ha saputo compattare il gruppo riuscendo a vincere la sua prima partita ufficiale nel momento più complicato della sua ancora breve gestione alla guida della nazionale italiana. Una grande partita ed un risultato pesantissimo che rilancia le ambizioni di una squadra giovane e che sta piano piano trovando la sua strada attraverso il gioco e la personalità dei giocatori. Quella vista in Polonia è stata un’Italia determinata sin dal primo minuto di gioco, una squadra capace di imporre il suo gioco e di creare palle gol in serie che soltanto la bravura del portiere polacco Szcezsny è riuscito in parte a disinnescare. Il gol finale di Biraghi su sponda area del neo entrato e debuttante Kevin Lasagna è stato il giusto premio sul tramonto di una partita dominata in lungo e in largo e che meritava per forza un lieto fine.

L’esultanza di Roberto Mancini poi ha fatto il resto. Ha simbolicamente rimarcato in maniera netta la differenza con il suo predecessore Ventura e la sua scarsa abitudine ad allenare squadra di livello e a gestire partite complicate e dalla posta in palio pesante.

Roberto Mancini è stato prima di tutto un grande calciatore prima di diventare poi successivamente un grande allenatore. E’ un uomo di sport abituato a stare sempre sotto pressione e a confrontarsi con palcoscenici importanti in Italia e in Europa. Tutto il contrario di Ventura che è stato e forse continuerà ad essere un tecnico di buon livello italiano ma mai un tecnico di eccellenza. Le  squadre allenate in carriera e il suo curriculum parlano chiaro. Mentre il primo ha vinto Coppe Nazionali con Fiorentina e Lazio, Scudetti e coppe in serie con l’Inter e poi una Premier League storica con il Manchester City in Inghilterra, il secondo ha allenato con tutto il rispetto Cagliari, Bari, Pisa, Torino, e il suo risultato più alto in Europa è stata una vittoria a Bilbao contro l’Athetic in Europa League qualche anno fa.

La storia di Mancini e Ventura è così profondamente diversa e nel calcio l’esperienza internazionale conta. Quella di Mancini è anche la storia di un allenatore che con i giovani ha sempre lavorato. Con profitto. All’Inter è stato l’unico a riuscire a venire a capo dell’enigma Balotelli (che è tornato in azzurro grazie a lui). In generale secondo l’opinione pubblica diffusa, il Mancio passa per essere un tecnico capriccioso ed esigente, ma non potendo un ct fare mercato è la figura che in passato, più di altri, ha saputo costruire progetti di squadra partendo da zero. Le sue prime squadre, Fiorentina e Lazio ne sono l’esempio più calzante. Il Triplete dell’Inter poi, ad esempio, è nato anche grazie al suo lavoro nelle stagioni pre-Mourinho.

A Mancini in questo corso alla guida della nazionale si chiede di cementare un gruppo che tenga insieme i senatori azzurri che hanno ancora qualche stagione davanti e i giovani che si affacciano alla nazionale, valorizzando chi non ha reso per quanto poteva nella gestione Ventura. Su tutti il talento di Lorenzo Insigne accantonato incredibilmente dal vecchio ct nelle partite decisive contro la Svezia. Ecco la Svezia appunto. Di questi tempi (era fine ottobre e inizio novembre) l’anno scorso si perdeva e si pareggiava con gli svedesi nello spareggio valevole per il mondiale russo giocando un calcio orribile. Ieri, in Polonia, non era una partita di qualificazione ad un mondiale ma era comunque valevole per non retrocedere in una competizione importante che è la Nations League.

L’Italia ieri sera ha dato risposte importanti, ha giocato una grande partita fatta di verticalizzazioni, fraseggio, grande tecnica individuale e compattezza di squadra. La mano di Mancini si è vista prepotente.

Se questa non è una rinascita è comunque una buona base di ripartenza.

Massimo Papitto