HOMEPAGE CRONACA Diario di giorni di ordinaria epidemia – giorno 3

Diario di giorni di ordinaria epidemia – giorno 3

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Oggi i fatti hanno violato la vigilanza sorvegliata. La speranza è arrivata da un lenzuolo appeso ad un balcone intriso di colori ed innocente ottimismo di un bambino. La morsa si stringe, mi sento circondata. Devo alzare la guardia come quando si è in trincea. Io sono madre e sentinella per attitudine. È come chiedere a un’ape di tenere memoria del miele che produce. Ho trascorso molti turni di guardia mentre i miei aironi bianchi dormivano senza sapere che ero lì e che lì sono restata fino a diventare inutile. Mai avrei pensato che il mio turno da sentinella sarebbe diventato il turno di tanti. Con lo stesso spirito di allora, dico che è nobile sapere di fare la cosa giusta. Finalmente l’abbiamo presa di petto. Ora non resta che sperare in buoni risultati e presto. Con noi stessi dobbiamo prendere un impegno: mai più dare per scontate libertà, salute, amore, amicizia e vicinanza. Lo faremo sapendo che le nostre vite sono brevi, i nostri amori possono finire senza darci il tempo di viverli fino in fondo, che i nostri figli hanno bisogno di un esempio di lealtà, sacrificio, impegno, dignità e generosità. E lo faremo insieme, sentinelle l’una dell’altro. Sostenere gli altri e rispettare le regole non è un obbligo, ma un investimento. Nessuno sopravvive da solo. coesi possiamo superare le avversità. Dignità, coraggio, disciplina, generosità e forza. Facciamoci trovare in piedi Mi accorgo che sono scomparse le “questioni centrali” di sole due o tre settimane fa. “La tenuta delle maggioranze”, gli strepitii dei potenti, le polemiche spicciole di palazzo. Il dolore, la forza, la sofferenza, la morte, il coraggio, l’impegno, l’onore. Questa è la vita vera. Questa. Dignità, sostegno, resilienza, unione, compostezza e disciplina, nessuno di noi si salverà da solo. Abbiamo tutti il bisogno degli altri. Salvare gli altri è salvare noi stessi. E su tutto la regola fondamentale. Diamo ai nostri figli, ai nostri amici, a chiunque ci vuole bene l’esempio di una lotta composta, onorevole e tenace contro le difficoltà. Ammalarsi e morire è un’eventualità, ma quello che comunichiamo con il nostro esempio è una certezza. Una cosa è sicura. Noi rimarremo in piedi. Daremo un esempio a tutti di come sappiamo ritrovarci nel momento più buio. Possono dire quello che vogliono, ma noi donne e uomini di paese sappiamo stare al centro del mondo, nel bene e nel male. Piccoli, testardi, obbedienti, tosti. Siamo migliori di quello che noi stessi pensiamo di essere. Questo marzo che sa di maggio sta fiorendo sul mio terrazzo abbandonato.. Piccoli fiori viola, steli di tulipani, arbusti dalle gemme rosse. In cantina ho ancora tre sacchetti di bulbi che non sono stati piantati. Non ho voglia di farlo ora. Vorrei avere paura, invece provo solo disperato amore.
M.L.