HOMEPAGE CRONACA Diario di giorni di ordinaria epidemia – giorno 2

Diario di giorni di ordinaria epidemia – giorno 2

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Svegliarsi nel silenzio in questo secondo giorno di clausura straordinaria è stato come aprire una pagina bianca e doverci scrivere sopra qualcosa che abbia significato. Per la prima volta, stamattina, quello spazio lattiginoso intorno a me mi ha fatto paura perché ogni cosa che avrei potuto usare per riempirlo mi sembrava inutile, superflua, noiosa. Pare impossibile che in un cielo così azzurro possa annidarsi un nemico invisibile. Tra gli incensi dei campi, tra i petali dei primi fiori, tra ogni falso annuncio di primavera. Sul tavolo disinfettanti, guanti, mascherine. E un carico di responsabilità che lo so, a lungo mi piegherà. Nuovi silenziosi crolli nell’assetto delle cose, mia madre passa le ore a leggere i calendari di Fra’ Indovino, mio padre che parla come se gli mancasse l’aria. Due vecchi per strada si salutano da lontano e cominciano a fare l’elenco dei morti nuovi e dei contagiati. Deserti la piazza, i vicoli. Chiusa la chiesa, le finestre, le porte. Ieri ho letto di una signora del mio posto che era costretta ad uscire perchè aveva appuntamento con la chemio e le sarebbe piaciuto tanto restare a casa. E’stato un pugno allo stomaco. Penso che la sofferenza è un percorso di profonda solitudine. Oltre le frasi di circostanza e qualche messaggio, la salita bisogna farsela da soli. Mi sembra di essere diventata improvvisamente adulta e non mi piace. Avrei preferito invecchiare senza rancore e morire nell’incoscienza senza paura, come mia nonna che per sicurezza prega ogni giorno Da Napoli notizie incoraggianti su un farmaco che promette a breve soluzioni. Mi chiedo perchè la notizia non abbia fatto rumore. Tutto questo sembra una maledizione “Così egli scacciò l’uomo; e pose ad oriente del giardino d’Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita”. (Genesi 3:24). “Andrà tutto bene…” E’ iniziata la sera, confido nello sfinimento come un atto di clemenza del destino.
Monia Lauroni