Frosinone – L’Immaginifico errare, Sergio Palombi espone presso la Villa Comunale

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Espone: Sergio Palombi
Curatore: Alfio Borghese
Presentazione: Floriana Sacchetti

VIlla Comunale di Frosinone – Via Marco Tullio Cicerone, 22

INAUGURAZIONE: 23 settembre 2016_ore 18:00

— L’IMMAGINIFICO ERRARE —
Il progetto espositivo curato da Alfio Borghese nella Villa comunale a Frosinone, anno dopo anno, costruisce la propria storia che corre su un filo prezioso di articolate e complesse proposte creative. Ora è la volta di Sergio Palombi architetto la cui formazione si riflette nella pittura attraverso la familiarità con la prassi della progettazione. Il disegno, soprattutto nella prima produzione, rimane l’aspetto principale della sua pratica. Lo attestano centinaia di opere a china, a matita e a biro, fatti su carte occasionali, forse momenti di pausa lavorativa, in cui l’architetto pittore prova a raccontarsi, a creare spazi figurativi impaginati in rigorose prospettive. E’ un lungo e attento lavoro teso a trovare la propria cifra stilistica nel superare il dato oggettivo. Infatti, a gradi e sempre con risultati di maggiore chiarezza, Sergio Palombi interpreta la realtà mescolandovi spesso humor e ambiguità. Crea il suo angolo di libertà ove riguadagnare la purezza del primo sguardo sul mondo riuscendo anche a solidificare i ricordi . Di questo felice momento sono i ritratti fatti a biro, senza mai staccare la punta dal foglio, con l’ansia e la tensione di fissare l’emozione del momento scavando l’anima. Oppure il motivo della Pupetta la cui immagine, legata alla profonda tradizione autoctona, viene, con sicuro e calligrafico tratto, sospesa tra realtà iconografia e libertà immaginifica. Sergio Palombi si allontana sempre più dal taglio mimetico per lasciarsi prendere dalla realtà, anzi dalle sensazioni e dalle pulsioni che la realtà desta in lui. Nel suo apprendistato di autodidatta ripercorre sentieri già battuti ( Chagall, Mirò, Klee, Max Ernst) per dimenticare i luoghi comuni, le regole e gli schemi con cui la tradizione compone. Entrare finalmente “nel mondo delle faville d’oro dell’anima” come indicò Klee, è quanto si è proposto Sergio Palombi con atto di libertà. E l’artista già architetto, sciolto da contingenti impegni professionali, nel silenzio della solitudine creativa realizza opere in cui la libertà di trasformare l’oggetto reale, il motivo, al punto di corrispondere ai sentimenti, fino a quel momento inespressi, è perfettamente compiuta. Negli ultimi lavori il pittore si spinge oltre l’apparente affermando la libertà di creare un oggetto completamente nuovo, senza il motivo. Si serve del colore che nel linguaggio artistico si coniuga col sentimento, anzi è il sentimento. Così l’artista appronta una tavolozza, talvolta calda e talvolta acida, intessuta con toni preziosi, con cui fenomenizza l’oggettivazione di una inquietante surrealtà, inconscia e onirica, sospesa entro il sottile ordito ritmico della favola. L’immagine creata non è da leggere come la trasposizione passiva di un moto della psiche, è invece il contributo dell’artista alla ricerca di verità anche quella che si sottrae allo sguardo perché abita in uno spazio appena scoperto, lo spazio interiore, e scandita da un tempo anch’esso nuovo, il tempo della memoria.